Il mio secondo viaggio intercontinentale (avevo 23 anni) dal 9 al 18 novembre 2003, quando il Venezuela era ancora un luogo sicuro e c’erano i voli charter diretti su Porlamar, la città principale dell’isola situata a nord-est del paese, nel Mar dei Caraibi.

Playa El Agua.
Playa El Agua.

Il clima secco e gradevole tutto l’anno, la rende una destinazione perfetta per il mare in inverno con spiagge incantevoli. L’isola è divisa in due parti unite da una striscia di sabbia lunga 18 km e di queste la parte est è la più sviluppata, dove si concentra la popolazione e il turismo. La montagna più alta, San Juan, raggiunge quasi 1000 metri di altezza e l’istmo con la sua laguna che unisce le due penisole si chiama La Restinga.

La Restinga.
La Restinga.

Il volo Air France Milano-Parigi-Caracas-Porlamar, un pò faticoso ma è stata una gioia infinita partire da Parigi con 0 gradi e atterrare a Caracas con 35 gradi, un sogno ad occhi aperti per me che adoro il caldo, l’estate e il mare!

Penisola di Macanao.
Penisola di Macanao.

L’albergo era ubicato a Playa El Agua, la spiaggia più turistica dell’isola, piena di locali e ristoranti e restano indimenticabili le scorpacciate di aragosta (10,00 Euro al kg) il cambio era e lo è tutt’ora molto conveniente, quindi tutto costava pochissimo.

Playa Manzanillo.
Playa Manzanillo.

Playa Manzanillo è davvero molto calma e si può mangiare cibo buonissimo direttamente a casa dei pescatori, un’esperienza che consiglio vivamente lontana dai circuiti turistici.

Il giorno dopo noleggio jeep per l’esplorazione della penisola di Macanao, la parte desertica, una giornata memorabile a contatto con la natura incontaminata con qualche piccolo imprevisto. L’auto bloccata in un fosso e miracolosamente ne siamo usciti, scoprire che non c’era nessuna copertura telefonica nell’aerea, ma soprattutto che eravamo circondati da cactus e non avevamo la ruota di scorta. Il bello di viaggiare è anche questo, la sfrontatezza, l’audacità e lo sprezzo del pericolo pur di esplorare luoghi meno conosciuti.

Playa El Pared.
Playa El Pared.

Alla ricerca della spiaggia perfetta la mappa cartacea consigliava Playa El Pared e dopo molti giri l’abbiamo trovata, completamente deserta (chilometri senza nessuno) con delle piccole grotte vicino la spiaggia, un’esperienza impagabile che ti rimane nel cuore: naturalmente bagno senza costume in assoluta libertà!

Playa La Pared.
Playa La Pared.

La vacanza era stata immaginata di sole e relax dopo aver lavorato tutta l’estate ed effettivamente la destinazione è perfetta da questo punto di vista, mai è passata una sola nuvola e non c’era il clima mutevole dell’isole caraibiche ma un sole splendente incredibile, infatti (nonostante il mio colorito naturale nordico) è stata l’unica vacanza dalla quale son tornato davvero abbronzato.

Altra spiaggia visitata è stata la famosa playa Caribe che si commenta da sola col suo nome. L’unico rimpianto di questa vacanza è stata la pigrizia di non aver visitato le meravigliose Los Roques: un arcipelago corallino formato da circa isolette di cui la principale è Gran Roque (l’unica abitata) dove vivono tanti italiani che vivono di turismo.
Chissà se un giorno tornerò, ma la prossima volta resterò tutto il tempo a Los Roques.
Vi mostro alcune foto (scansioni da fotografie negative) e al prossimo racconto di viaggio, Francesco Diliddo

Playa Auyama.
Playa Auyama.